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Indizi e tendenze

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Una sezione dedicata per offrire indizi e tendenze sulle trasformazioni in atto nella società.


 
Unioncamere rende note le ultime tendenze demografiche
29/10/2009
Cristina Erminero



Aumenta il volume delle imprese che cessano l’attività (+1.184 unità) e diminuisce il numero di nuove aziende (-995 unità).
E’ quanto emerge dal confronto sulla nati-mortalità delle imprese italiane del III trimestre 2009 sullo stesso periodo del 2008, riportato nell’ultimo rapporto di Unioncamere. Nonostante il calo tendenziale, il saldo del trimestre si mantiene in termini assoluti attivo di 18.174 imprese, registrando un tasso di crescita positivo di +0,3%.

Un risultato incoraggiante determinato dalla tenuta del settore commerciale, dalla prolungata fase espansiva dei servizi alle imprese e dalle nuove ditte di immigrati che con il saldo delle loro imprese, pari a 2.640 unità, hanno contribuito ad una quota rilevante del saldo complessivo.

E' certamente, come ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, "un segnale di tenuta” che rivela come le aziende italiane “stiano resistendo al prolungarsi della crisi mettendo in campo tutte le proprie risorse”.
Anche se, come sottolineato dallo stesso Presidente, un vero bilancio si potrà fare solo a fine anno, quando molti imprenditori dovranno decidere se vale la pena andare avanti.

Calma apparente dunque?

In tempo di crisi non stupisce che ci sia un’alta turbolenza demografica e molte imprese non superino la stretta.

Eppure, si possono limitare i danni.
Su due fronti.
Il primo, proposto nell’intervento di Dardanello, eliminando i vincoli che incombono sulle imprese e falsano il libero mercato: costo del lavoro, crediti non riscossi dalla pubblica amministrazione, spinta al Made in Italy, e via di seguito.

Il secondo, evitando la “strage dei ricci”.
Il filosofo Isaiah Berlin distingueva due tipi di intellettuali: volpi, che conoscono molte cose, e ricci, che ne conoscono una importante. Il paragone viene ripreso da Robert Grant, professore ordinario dell’Università Bocconi, in un suo recente articolo: in tempo di crisi, sono le imprese-ricci, con strategie fondate su un’unica interpretazione della complessità del loro ambiente di business che rischiano di soccombere.
Quale opportunità quindi? In base all’economista le imprese che meglio rispondo alla crisi sono quelle che adottano un approccio multidimensionale: efficienza e affidabilità, innovazione e differenziazione, capacità di risposta e apprendimento, attraverso un tipo di organizzazione flessibile capace di accogliere gli stimoli esterni e di reagire prontamente.